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Giudizio finale, mosaico della Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

DiWeb Master Arte e Senso

Dic 21, 2022

Ben trovato, ti presento «Giudizio finale», mosaico del XII secolo: suddiviso in sei fasce, si trova nella controfacciata della Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello come monito per chi usciva dalla Chiesa e riflette la mentalità e la tecnica bizantine.

In alto, Gesù discende negli inferi e porta la croce, compimento della salvezza dell’uomo. Schiaccia il diavolo, rannicchiato sotto i suoi piedi e incastrato tra le catene e i  chiavistelli delle porte degli inferi che Gesù sta riaprendo per tirarne fuori l’uomo: afferra Adamo, seguito da Eva con la veste rossa. Un antica omelia sul Sabato Santo così descrive l’evento: «Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Va a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo lo vide per la meraviglia gridò a tutti e disse: “Sia con tutti il mio Signore”. E Cristo presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà”». Alle spalle dei progenitori compaiono Davide e Salomone mentre dall’altro lato Giovanni Battista, seguito da un folto gruppo di profeti, indica il Risorto.

Appena sotto, al centro, Gesù giudice seduto sull’arcobaleno mostra le piaghe a ricordo della sua sofferenza per la salvezza degli uomini; siede sul firmamento circondato da un’aureola come descritto nell’Apocalisse: «Intorno al trono vi era un iride simile a smeraldo». Ai lati sono rappresentati la Vergine e Giovanni in atto di supplica assieme a due angeli; seguono due file di Apostoli, preceduti da Pietro con le chiavi e Paolo con un libro, dietro ai quali è raffigurato uno stuolo di angeli.

Gesù è sostenuto da due Troni a forma di ruote e dai Tetramorfi, ovvero i simboli degli Evangelisti con ali ricoperte di occhi. Dai piedi del Cristo parte un fiume di fuoco e in basso al centro è posta l’etimasia, trono d’oro incastonato con pietre preziose sul quale ci sono strumenti della Passione e il Libro della Vita: si vedono la lancia, la croce con la corona di spine, la canna con una spugna. Due Serafini custodiscono la Croce mentre due Principati custodiscono l’etimasia del trono, lasciato volutamente vuoto perché attende il Re dell’universo che siederà su di esso alla fine dei tempi. Ai piedi dell’altare Adamo ed Eva, rappresentanti di ogni popolo, supplicano Cristo perché abbia pietà del genere umano. Ai lati quattro angeli suonano trombe ed uno sta ripiegando il firmamento mentre agli estremi i morti che risorgono dalla terra e dal mare concretizzano la descrizione dell’Apocalisse: «Al suono delle trombe, il mare, la terra e l’inferno restituiscono i loro morti».

Sotto al centro l’Angelo della giustizia pesa le anime; alla sua destra il corteo dei giusti è diviso  in quattro gruppi: gli ecclesiastici tra cui compaiono tre vescovi, un gruppo di uomini tra cui si distinguono un imperatore ed un principe, un gruppo di monaci, e un gruppo di donne che presenta una penitente, una principessa ed una monaca. Alla sinistra dell’Angelo due demoni dai piedi alati e cornuti sono pronti ad afferrare con roncigli le anime trovate in difetto e a chiuderle nelle bocce che portano al collo. Lì vicino due angeli spingono nel fuoco dell’inferno un vescovo ed un imperatore, siccome «chi non fu trovato scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco». I superbi, tra cui un imperatore e forse un mongolo, sono tormentati dai diavoli; tra di loro c’è Lucifero, re dell’Inferno, che siede sul mostro biblico del Leviatano portando in grembo l’Anticristo.

Nell’ultima fascia, a sinistra, è descritta la punizione di altri vizi capitali: a partire da sinistra si possono vedere i lussuriosi con il ricco Epulone che chiede un poco d’acqua, i golosi che si  mordono le mani, gli irosi immersi nell’acqua profonda per placare la loro rabbia, gli invidiosi con serpenti che escono dalle orbite degli occhi dei loro teschi, gli avari con teste riccamente ingioiellate, gli accidiosi ridotti a teschi, ossa, mani e piedi sparsi tutto interno. A sinistra compaiono il Paradiso fiorito e Pietro con le chiavi aiutato da un Angelo: l’entrata è custodita da un Cherubino con le ali trapuntate di occhi e al suo interno si possono vedere il buon ladrone con la croce, la Madonna colta in una posizione gioiosa, ed Abramo che tiene in seno un’anima e che  è circondato da altre anime dei suoi figli, quelli nati a lui non dalla carne ma dalla Fede.

Concluderei la mia riflessione riferendo ancora il testo dell’antica Omelia sul Sabato Santo: «Io sono il tuo Dio e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Guarda sulla mia faccia gli sputi che ricevetti per te. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te. Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste». Grazie per la tua attenzione.