• Mar. Feb 7th, 2023

Presentazione della Vergine al Tempio – opera di Cima da Conegliano a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Eccoti «Presentazione della Vergine al Tempio», opera di Cima da Conegliano datata al 1496 circa e oggi alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda.

L’episodio oggetto del dipinto è raccontato nel Protovangelo di Giacomo: questo scritto apocrifo ha fornito molte informazioni sull’infanzia e sulla giovinezza di Maria, tanto che gli artisti vi hanno attinto a piene mani per realizzare le loro opere. Anna e Gioacchino, anziani genitori di Maria, decisero di offrire la loro creatura al Signore nel Tempio: lì c’era un settore riservato alle fanciulle che erano state offerte dai propri genitori, generalmente in seguito ad un voto, affinché assistessero e partecipassero alle cerimonie religiose con il canto e affinché si occupassero dei lavori di filatura e tessitura.

Sempre secondo la tradizione e coerentemente con l’usanza del tempo, Maria fu portata al Tempio quando aveva tre anni. Cima da Conegliano la rappresenta mentre sale una solenne gradinata di quindici gradini, i quali richiamano i salmi graduali (dal Salmo 120 al 134) cantati dai pellegrini quando andavano a Gerusalemme. Incorniciata da uno straordinario paesaggio veneto, Maria si allontana dai genitori, rappresentati in basso in atteggiamento di devozione e attesa, e sale da sola la scalinata senza voltarsi in segno della sua totale dedizione a Dio; alla sommità di essa la attende il Sommo Sacerdote, affiancato da altre due ragazze cresciute come ospiti del Tempio. L’anziano guarda la bambina che sale per niente impensierita dalla sua imponenza e allarga le braccia in segno di accoglienza. Maria porta in mano una candela, dettaglio illuminante in quanto in Israele spettava alle donne accendere “le luci del Sabato”: la candela appena accesa rappresenta dunque l’essere umano consacrato al servizio divino. Maria stessa, nella tradizione cristiana, viene identificata con il Sabato in fiduciosa attesa della Resurrezione di Gesù.

In basso a sinistra, una donna è seduta sui gradini insieme a un fanciullo; vicino a loro sono raffigurate delle ceste e in una ci sono delle colombe, l’offerta che i più poveri portavano al Signore.

Quando Maria lascia il Tempio, ormai è una giovane donna: i racconti a noi noti contribuiscono a connotare Maria con lo zelo per il servizio e con la cura per il prossimo; i pochi brani del Vangelo che la vedono protagonista evidenziano proprio questa sua attenzione verso i vicini ed il suo sguardo premuroso nei confronti di chi le sta accanto. Dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo Gabriele, si recherà in fretta dalla cugina Elisabetta: lo stesso messaggero di Dio le ha confidato la gravidanza dell’anziana parente, che certamente aveva bisogno di supporto e di aiuto, specialmente da parte di qualcuno che poteva comprenderla fino in fondo; durante un banchetto di nozze a Cana di Galilea, sarà lei ad accorgersi della mancanza di vino e a riferirlo a Gesù perché possa fare qualcosa.

Maria, come del resto suo Figlio, insegna l’amore vero e incondizionato: il suo cuore è aperto a tutti, nessuno escluso, e dona un amore che non è solo una sensazione o un’emozione passeggera ma che è attenzione nei confronti del prossimo. Amare il prossimo come noi stessi ci rende parte integrante di una grande famiglia. Amare significa allora donare tempo all’altro, interessarsi ai suoi interessi, soffrire e gioire con lui. È da subito chiaro come il cammino non sia facile: spesso per imparare ad amare serve una vita intera, comprensiva anche di fallimenti e delusioni. Ma in ogni caso, ciò che conta è non fermarsi, ripartire ogni volta e continuare a provare; la crescita è un cammino costante composto da tante piccole scelte quotidiane che, anche nella loro intrinseca difficoltà, sanno dare senso e pienezza alla vita.

Grazie per la tua attenzione