• Mar. Feb 7th, 2023

Giudizio Universale di Beato Angelico a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Il «Giudizio Universale» è un’opera di Beato Angelico realizzata nel 1431 ca. e conservata nel Museo Nazionale di San Marco a Firenze. La forma insolita del pannello deriva dalla destinazione dell’opera: quando venne eletto abate il celebre umanista Ambrogio Traversare, i Camaldolesi pensarono di ornare il solenne sedile occupato dall’abate nella chiesa di S. Maria degli Angeli con una cimasa. L’Angelico era conosciuto e apprezzato dai camaldolesi, perché aveva appreso l’arte nella bottega del loro confratello Lorenzo. Nella storia del monachesimo l’abate rappresentava Cristo legislatore e giudice dei monaci, ma anche lui sarebbe stato sottoposto al giudizio finale al momento della risurrezione.

Centro reale e ideale del mistero è Cristo giudice, seduto sulle nubi del cielo e radiante di luce, con le stimmate della crocifissione. Volgendo lo sguardo e la mano verso destra invita gli eletti a prendere posto nel suo regno di gloria mentre con la mano sinistra abbassata segna la condanna dei reprobi. La forma triangolare che racchiude la sua figura allude alla Trinità.

Tutto il cielo è rivolto verso Cristo: guardano a lui gli otto serafini rossi che formano una mandorla in verticale e sono rivolti a lui i quarantuno angeli che lo circondano in una ampia elissi. L’effetto spaziale è ottenuto graduando prospetticamente la loro grandezza dai più vicini ai più lontani. Ai piedi dell’elisse, rivolti verso gli spettatori, sono tre angeli: quello centrale innalza la croce trionfatrice mentre gli altri due angeli suonano trombe per svegliare l’umanità dalla morte.

Alla destra di Gesù compare la Madonna implorante avvolta in un manto di luce; dall’altra parte è dipinto Giovanni Battista. Seguono gli apostoli guidati da Pietro con le chiavi e Paolo con la spada, seguono Andrea con la croce, Giacomo col bastone, Bartolomeo con il coltello, Giovanni imberbe. Sono raffigurati anche personaggi del Vecchio Testamento: Abele con l’agnello, Abramo, Mosè con corni di luce, il re Davide. Infine il martire Stefano e Gregorio Magno. A chiusura delle due schiere appaiono Benedetto e Domenico con i loro simboli: disciplina e libro della regola il primo, stella sopra il capo, giglio e libro il secondo. All’estremo opposto sono raffigurati Romualdo con il bastone da eremita e il libro della regola seguito da Francesco con stimmate.

Al centro sepolcri scoperchiati separano gli eletti dai dannati in una impressionante fuga prospettica che crea spazio in profondità: il sarcofago vuoto in primo piano è quello di Gesù. L’orizzonte azzurro sfumato in lontananza ricorda le miniature francesi mentre la luce chiara e distillata simboleggia Dio e rimanda all’armonia della creazione.

Gli eletti alla destra di Cristo guardano ammirati in alto verso la sua gloria; alcuni sono accompagnati dagli angeli custodi in paradiso, altri danzano in cerchio con altri angeli in un giardino di delizie curato nei minimi dettagli che prelude alla gioia del cielo, altri ancora entrano nella porta del paradiso spalancata e radiante di luce.

Mentre gli eletti sono attratti da Cristo benedicente, dalla parte opposta i reprobi sono sospinti da mostri orrendi verso l’inferno. Le rocce come bolge si riempiono di dannati secondo le categorie dei vizi, dove subiscono pene per la legge del contrappasso: accidiosi immobilizzati da serpenti, lussuriosi con serpenti e rospi che mordono i loro genitali, irosi che si mordono a vicenda, golosi costretti ad astenersi dal cibo che è davanti a loro, avari costretti a ingoiare oro fuso. In basso Satana con tre teste ingurgita i dannati.

È singolare che in ciascuno dei due gruppi ci siano persone di tutte le classi sociali: re, papi, principi, vescovi, monaci, aristocratici o semplici popolani: l’Angelico suggerisce così che nel giorno del giudizio non ci saranno titoli o privilegi da accampare. Il Signore ti accoglierà se lo avrai riconosciuto nel povero, nell’affamato, in chi è indigente ed emarginato, in chi è sofferente e solo in quanto proprio questo è uno dei criteri fondamentali di verifica della vita cristiana sul quale Gesù ti invita a misurarti ogni giorno. L’argomento del giudizio universale non sarà il male ma il bene: Dio non ti chiederà conto di quanto male hai commesso, ma di quanto bene hai compiuto!

Grazie per la tua attenzione.