• Sab. Dic 3rd, 2022

Ti presento un quadro della pittrice italiana Artemisia Gentileschi. Le sue opere raccontano di donne coraggiose e capaci di lottare a costo della propria vita per il proprio onore: protagoniste sono le eroine della Bibbia, dietro le quali si nasconde sempre un unico volto, ovvero quello della pittrice stessa. «Susanna e i vecchioni» risale al 1610 ed è oggi in Germania.

Rappresenta un episodio contenuto nel libro biblico di Daniele: Susanna, «donna di rara bellezza e timorata di Dio», è sorpresa da due anziani che frequentavano di solito la casa del marito mentre faceva il bagno. I due, attirati dalla sua bellezza e non riuscendo più a dominare la loro brama, la sottopongono a un ricatto: o accetta di soddisfare i loro desideri o diranno al marito di averla sorpresa con un amante. Susanna non scende a compromessi con i suoi valori e accetta l’accusa:
preferisce perdere la vita da innocente piuttosto che peccare contro Dio e tradire il marito.

Colpisce l’essenzialità del quadro: non vi sono elementi iconografici normalmente tipici di questo episodio come fontane, ancelle, o alberi che nascondono i due anziani. La scena vede Susanna aggredita alle spalle dai due vecchi appoggiati ad una balaustra, in quanto i due avevano aspettato di nascosto per sorprenderla mentre faceva il bagno.

Susanna è colta nel momento cruciale in cui avverte tutto il pericolo che la minaccia, mentre ancora un piede è immerso nella vasca. Le teste dei protagonisti sono iscritte in un triangolo rovesciato: alla base si trovano le teste dei vecchi che si sono lasciati accecare dalla passione e che gravano sopra la testa della giovane, la quale risulta così oppressa. Questo senso di sopraffazione è aumentato dal muro compatto alle sue spalle.

Artemisia, donna artista che lotta per affermarsi in mondo esclusivo di uomini, invita a riflettere: una passione malata, se coltivata, può portare in un vortice da cui è difficile uscire e dunque bisogna estirparla con scelte decise prima che diventi vizio che schiavizza e crea dipendenza. Uno dei due anziani suggerisce all’altro parole ripugnanti che hanno un peso tale da spingere Susanna a ritrarre la testa e a ripararsi con le mani per difendersi dalla volgarità. Artemisia stessa era stata vittima di uno stupro all’età di 17 anni da parte di Agostino Tassi e questo spiega la finezza nell’interpretare la storia.

La scena è drammatica, si intuisce la forza e la purezza di questa donna che nonostante le minacce di morte non si concede ma continua a sperare nell’aiuto di Dio, segno della grande fede nella quale era stata educata: «Ad alta voce esclamò: “Dio eterno, che conosci i segreti, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me!” E il Signore ascoltò la sua voce».

La fede in Dio che non abbandona e che si prende cura dei suoi figli è la sua forza per affrontare la prova e questa fiducia non rimane inascoltata. Sarà il giovane Daniele a scagionarla e smascherare l’inganno, mentre i due uomini verranno condannati. Il testo biblico usa un linguaggio molto severo per esprimere la punizione dei due anziani, tanto che Daniele apostrofando ciascuno dice: «La tua menzogna ti ricadrà sulla testa. L’angelo di Dio ti aspetta con la spada per tagliarti in due e così farti morire». Questo «tagliare in due» è proprio l’immagine di quello che il peccato fa all’uomo: lo divide dentro e fuori e lo condanna ad una solitudine e schiavitù esistenziali tremende.

Al contrario, Susanna è modello di donna libera e capace di lottare per difendere i suoi ideali: la sua fede le permette di affrontare una prova terribile da cui esce vittoriosa. Con San Paolo forse avrebbe affermato: «Dio non mi ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza. Non mi vergogno di dare testimonianza al Signore nostro e con la forza di Dio, soffro per il Vangelo. È questa la causa dei mali che mi affliggono, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fiducia».

Grazie per la tua cortese attenzione.

Artemisia Gentileschi – Susanna e i vecchioni